Girasole

SEMINA (schema riferito a ibrido da seme)semina45GIR
DISERBO E DIFESAIbis2000
CONCIMAZIONEsulky-002

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FRESATURAtnsfresa
SEPARATORE TRINCIA MASCHI (ibrido da seme)separatore 005
TREBBIATURAsunflowers

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TRATTO DA: http://www.agraria.org/coltivazionierbacee/girasole.htm

Classe: Dicotyledonae
Famiglia: Asteraceae
Sottofamiglia: Asteroideae
Tribù: Heliantheae
Specie: Helianthus annuus L.

Francese: Soleil; Inglese: Sunflower; Spagnolo: Girasol, yerba de sol; Tedesco: Sonnenblumen

Origine e diffusione

Il Girasole è una pianta di origine americana: Perù secondo alcuni studiosi, Messico secondo altri. E’ stata introdotta in Europa nei primi decenni del 1500 (soprattutto come pianta ornamentale), assumendo tuttavia una certa importanza come pianta oleifera soltanto nel Settecento. Dalla seconda metà dell’Ottocento ha avuto una notevole diffusione specialmente in Russia. Oggi è largamente coltivata a livello mondiale, tanto che attualmente si trova al secondo posto, dopo la soia, tra le piante produttrici di olio. In Italia è presente soprattutto nell’Italia centrale. Le attuali varietà selezionate danno acheni contenenti anche più del 45% di olio. Le forme coltivate dell’Helianthus annuus L. si suddividono in due gruppi: uno idoneo per la produzione di semi e per foraggio, comprendente piante monocefaloiche e con acheni grandi, e uno per la produzione di fiori ornamentali, caratterizzato da piante ramificate e policefale.

Caratteri botanici

Il Girasole è una pianta annua di grande sviluppo, con lunga radice fittonante su cui sono inserite le radici laterali. Il fusto può raggiungere notevoli altezze: nelle varietà da olio fino a 2 metri circa. Il culmo è eretto e solo a maturità si curva nella parte terminale per l’aumento del peso dell’infiorescenza. Sullo stelo sono inserite le foglie, ruvide su entrambe le facce, munite di un lungo picciolo e di forma diversa a seconda della posizione; sono opposte fino al 2°-3° paio, mentre in seguito sono alterne. Il culmo termina cn l’infiorescenza o calatide, le cui dimensioni sono molto variabili (in media 10-40 cm di diametro). Questa infiorescenza è caratterizzata, esternamente, da una corona di fiori sterili (con grandi ligule gialle che impropriamente sono considerate costituire la corolla) entro cui sono inseriti tutti gli altri, più piccoli, fertili, ermafroditi; il numero totale dei fiori varia da 500 a 3.000 fino a un massimo di 8.000 nelle varietà non da olio. I fiori schiudono in maniera scalare, con andamento centripeto. In seguito alla fecondazione si forma un frutto secco indeiscente, detto achenio (inesattamente chiamato seme), di dimensioni e forma variabili (1.000 semi pesano 60-90 grammi). L’olio contenuto nell’achenio rappresenta in media il 40-50% del peso del seme.
Caratteristico del Girasole è l’eliotropismo, cioè il fatto di seguire il movimento della luce durante il giorno; tale fenomeno, che riguarda l’infiorescenza durante la fase di sviluppo e le giovani foglie, cessa al sopraggiungere della fioritura, tanto che da questo momento in poi la maggior parte dei fiori rimane rivolta verso est sud-est.

Esigenze ambientali e varietà

Nel ciclo (che può durare da un minimo di 85-95 giorni per le nuove varietà o i nuovi ibridi a 130-140 giorni, fino a un massimo di 180, per le vecchie popolazioni) si possono distinguere le seguenti fasi: germinazione, emergenza, formazione delle foglie, differenziazione dei bottoni fiorali, crescita attiva, fioritura, formazione e riempimento del seme e maturazione.
Pur essendo caratterizzata da un consumo idrico elevato, Il girasole riesce, in caso di carenza idrica, a sfruttare l’umidità degli strati profondi grazie al notevole sviluppo capillare dell’apparato radicale (fino a 1,5-2 metri). Il girasole è tipica pianta da rinnovo adatta alla coltura asciutta, nei terreni dotati di una buona capacità idrica e ben lavorati soprattutto laddove la piovosità estiva è irregolare ma ha una certa consistenza. Tollera sia le basse che le alte temperature.

Tecnica colturale

Tipica pianta da rinnovo, è una delle migliori precessioni colturali per la successiva coltivazione del frumento. Ha un ciclo primaverile-estivo relativamente breve e lascia il terreno in buone condizioni di fertilità. La lavorazione del terreno dovrà garantire, come per tutte le colture, la miglior capacità idrica di campo per ridurre i danni da stress idrico in caso di prolungati periodi di scarsa piovosità.
In Romagna la semina viene effettuata in genere a partire dall’ultima decade di marzo fino al 15/20 aprile. Si svolge con seminatrici di precisione ad interfila di cm. 45 o di cm 70/75 per un investimento, a seconda delle varietà, da 5 a 7 piante mq. ed  è consigliabile aggiungere al momento della semina il geodisinfestante per evitare danni da elateridi sempre potenzialmente presenti nei nostri terreni. Fattore significativo che può, in certe situazioni, risultare limitante, è la fauna selvatica come fagiani, piccioni ecc. che, particolarmente ghiotti di questo seme, riescono a “ripulire” superfici talvolta rilevanti durante i primi 8/10 giorni dall’inizio dell’emergenza.
Il girasole  esige in termini di azoto una concimazione con Nitrato Ammonico o Urea per complessive 120-130 kg/ ha di N, somministrati in due tempi:  50% all’emergenza e 50% alla sarchiatura. Poco importanti gli apporti di fosforo che possono limitarsi in 100/150 kg di perf. triplo 46% in pre semina, più importante il potassio, ma in romagna la buona dotazione naturale dei terreni non richiede normalmente somministrazioni. La sarchiatura è consigliabile, ma non indispensabile considerata la rusticità della specie.  Per la lotta alle infestanti si ricorre generalmente al diserbo, in pre-emergenza con antigerminelli (Stomp – Challenge) o in post-emergenza con graminicidi specifici. Pochi prodotti dicotiledonici sono disponibili per la post emergenza, negli ultimi anni sono state messe in commercio varietà resistenti a dicotiledonicidi, soluzione molto valida ed apprezzata per le infestanti più difficili (come lo xantium) e per contrastare le rinascite di girasole “selvatico” sui campi a rotazione stretta di girasole.

Raccolta e utilizzazione

La raccolta inizia quando si verifica la caduta spontanea degli involcri fiorali portati dal frutto, il viraggio al bruno della calatide e la completa secchezza delle foglie basali e di parte di quelle mediane. Vengono utilizzate le mietitrebbiatrici da frumento opportunamente modificate. Una buona produzione di acheni si aggira intorno a 20-25 quintali ad ettaro; in condizioni molto favorevoli di può arrivare a 35-40 quintali.
Da 100 kg di semi di girasole si ottengono 35-40 kg di olio, con un buon valore alimentare, una buona conservabilità e stabilità. Dall’estrazione dell’olio si ha come residuato un panello molto ricco di proteine che viene impiegato nell’alimentazione zootecnica.