Soia

SEMINA DI PRECISIONE (1°racc)semina45
RULLATURA
DISERBO E DIFESAIbis2000

_____________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

CONCIMAZIONEsulky-002
FRESATURA – SARCHIATURA
TREBBIATURAsoiaCR

_________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

Tratto da: http://www.agraria.org/coltivazionierbacee/soia.htm

Classe: Dicotyledones
Ordine: Leguminosae
Famiglia: Papilionaceae
Sottofamiglia: Papilionatae
Tribuù: Phaseoleae
Specie: Glycine max L.
Sinonimi: Soja hispida Moench. – Soja max Piper – Soja japonica Savi – Glycine hispida (Moench.) Maximowicz – Glycine soia Sieb. et Zucc. – Dolichos max L. – Dolichos soja Jacq. – Phaseolus hispida Oken.

Francese: Soya; Inglese: Soybean; Spagnolo: Soya, soja; Tedesco: Sojabohne.

Origine e diffusione

La Soia è una pianta annuale originaria dell’Asia centro-orientale. Le prime notizie certe di questa pianta risalirebbero al 2° millennio a.C., anche se probabilmente era conosciuta già molto prima. Fino alla fine dell’Ottocento era coltivata esclusivamente in Cina. Nella seconda metà del XX secolo ha avuto un notevole sviluppo. Gli Stati Uniti sono il maggiore produttore mondiale. In Europa è coltivata soprattutto in Francia e Italia (circa 200.000 ettari; nel 1990 erano circa 400.000). E’ una delle più importanti piante alimentari per la ricchezza dei semi in olio (18-20%) e, soprattutto, in proteine (40%).

Caratteri botanici

La Soia è una pianta erbacea annuale, estiva, interamente coperta di peli bruni o grigi, alta da 70 a 130 cm, a portamento eretto o cespuglioso. L’apparato radicale fittonante ha una media capacità di penetrazione nel terreno. Le radici sono colonizzate da uno specifico simbionte (Rhizobium japonicum). Le foglie sono trifogliate (unifogliate il primo paio). I fiori, riuniti in gruppi di 2-5 a formare delle infiorescenze, dette racemi, sono in posizione ascellare nelle varietà indeterminate (con accrescimento che continua anche dopo l’inizio della fioritura), mentre sono posti anche all’apice in quelle determinate (si ha l’arresto dello sviluppo quando compare all’apice un lungo racemo composto da diversi fiori). I fiori, di colore bianco o viola, sono caratterizzati da fecondazione autogama. Non tutti danno luogo a frutti fertili: si ha, infatti, una elevata percentuale di aborti. I frutti sono baccelli villosi, appiattiti, penduli, contenenti 3-4 semi. I frutti sono tondeggianti(ma anche ovale e più o meno appiattito), di colore giallo, bruno, verdognolo o nero, con ilo piccolo e poco marcato. I semi hanno un peso oscillante tra 50 e 450 mg (100-200 nelle cultivar da olio). L’olio e le proteine sono concentrati per la massima parte nei cotiledoni.

Esigenze ambientali

La soia è una pianta originariamente brevidiurna, ossia per fiorire ha bisogno di notti piuttosto lunghe; nelle varietà attualmente coltivate presenta comportamenti diversi nei confronti della luce, tanto che molte varietà precoci sono fotoindifferenti. Per quanto riguarda l’acqua, la soia (che consuma la metà dell’acqua rispetto al mais) non può essere fatta senza irrigazione se non dove in estate la piovosità è abbondante e regolare. Per il terreno la soia non ha particolari esigenze: sono sconsigliabili solo i terreni troppo umidi e quelli troppo sciolti. Per quanto riguarda il pH predilige terreni con pH 6,5. E’ in grado di tollerare, senza apparenti riduzioni produttive, una moderata salinità.

Varietà

Le varietà sono distinte in base alla precocità, in gruppi da 000 (precocissime) a X (tardive). Nei nostri ambienti sono usati i gruppi da 00 a III. Le varietà precoci sono meno sensibili al fotoperiodo. Altri caratteri interessanti sono l’altezza del primo baccello, la resistenza alle malattie, allo stress idrico, ecc.

Tecnica colturale

Nell’avvicendamento la soia ha il ruolo di pianta miglioratrice della fertilità del suolo: è tipica piants da rinnovo a ciclo primaverile-estivo. Negli ordinamenti colturali irrigui, la soia serve a interrompere la coltura ripetuta del mais. Con le sue varietà precocissime la soia si presta anche ad essere fatta in coltura intercalare, dopo colture che liberano presto il terreno (pisello da industria, orzo da insilamento), con semina entro metà giugno.
La preparazione del terreno dovrà considerare l’ottimale ripristino della struttura ed andrà preferibilmente eseguita in autunno con terreno in tempera. La preparazione del letto di semina dovrà essere meticolosa e tempestiva per garantire un perfetto raffinamento e livallamento, condizione importante per evitare perdite di prodotto al momento della raccolta. Nel caso di coltura intercalare, la lavorazione minima dà buoni risultati. La soia è una leguminosa che entra in simbiosi con un microrganismo azotofissatore specifico, Rhizobium japonicum. Tale batterio viene messo a disposizione della coltura attraverso “l’inoculo”, ossia il trattamento del seme con la “coltura” batterica in soluzione liquida (la classica “bustina”) miscelata al seme con i caratteristici “miscelatori fatti in casa” direttamente in campo contemporaneamente alla semina. Questa soluzione risulta necessaria in quanto l’inoculo è fotolabile e perciò può resistere solo pochi minuti prima di essere interrato assieme al seme. Considerata evidemente una complicazione importante, oggi questa tecnica è stata superata con l’utilizzo di seme inoculato direttamente dalla Ditta Sementiere attraverso la concia in stabilimento con una popolazione di Rhizobium japonicum liofilizzata (perciò più restitente nel tempo dall’applicazione) oppure, sempre tramite formulazione microgranulare con batteri liofilizzati da distribuire con il classico microgranulatore sulla seminatrice.
La semina normalmente viene eseguita in primo raccolto a partire da fine aprile a metà maggio  con seminatrici pneumatiche di precisione ad interfila di cm 45 con una quantità di seme finalizzata all’ottenimento di 30-35 piante a metro quadrato alla raccolta per le varietà tardive e di circa 40 piante a metro quadrato per quelle in secondo raccolto.  La concimazione andrà così considerata: in pre semina con fosforo in ragione di 80-100 Unità/ha e potassio nel caso di terreni carenti.  Per quel che riguarda l’azoto sappiamo che la soia, se normalmente nodulata, è ingrado di “prodursi” in buona parte  l’azoto di cui necessita. E’ comunque consigliabile un moderato apporto di urea o nitr.amm. in ragione di 70/90 kg Unità/ha alla sarchiatura. Se la coltura risultasse non nodulata, risulta necessario apportare almeno 200 kg/ha di N. Normalmente non è necessario aggiungere geodisinfestante. La lotta alle erbe infestanti si fa in genere con il diserbo chimico. Le cure colturali più usuali sono una rullatura subito dopo la semina e l’irrigazione. Se il terreno è compatto una sarchiatura ha lo scopo di arieggiare il terreno per dar modo ai batteri aerobi di fissare l’azoto. Altri interventi occasionali possono essere la rottura della crosta, se le nascite stentano per questo motivo.  E’ possibile eseguire il diserbosia  in pre emergenza con prodotti residuali (Stomp, Challenge) sia in post emergenza con graminicidi e dicotiledonicidi di buona selettività ed efficienza.

Raccolta e utilizzazione

La raccolta ha inizio quando la pianta è quasi completamente defogliata e presenta steli e semi di colore marrone. Si impiegano mietitrebbie da frumento (abbassando la barra quanto più possibile vicino a terra per non perdere i baccelli più bassi). L’epoca di raccolta in Italia cade in settembre nel caso di coltura principale, in ottobre avanzato nel caso di coltura intercalare.
Le rese ottenibili da una buona coltura vanno da 35 a 45 quintali ad ettaro.
L’umidità del seme alla raccolta deve essere intorno al 12-14%; se superiore è necessaria l’essiccazione. Per una buona conservazione il seme di soia, in quanto oleaginoso, deve essere immagazzinato con un’umidità del 10-12%.
Prodotti tradizionali orientali derivanti dal seme intero
– Latte di soia: prodotto tradizionale asiatico ottenuto da seme macinato, estratto a caldo in acqua e bollito.
– Tofu o formaggio di soia: latte di soia coagulato con sali di magnesio o calcio o aceto; l’umidità è variabile a seconda delle preparazioni e stagionatura;
– Tempeh: seme decorticato, bollito in acqua e fermentato per 24-48 ore da un fungo (gen. Rhizopus); si hanno forme che vengono affettate e fritte.
– Prodotti fermentati (salse e bevande), tipici della cucina orientale.
– Le varietà a seme piccolo forniscono, se fatte germinare, i germogli di soia, consumati come ortaggio fresco.

Avversità e parassiti

La grandine causa notevoli danni in quanto la defogliazionbe nel periodo di riempimento del seme provoca rilevanti diminuzioni di produzione. Anche l’allettamento provoca spesso perdite in quanto durante la trebbiatura rimangono sul terreno numerosi baccelli.
La soia è soggetta ad attacchi di alcuni batteri, quali Pseudomonas glycinea e Xanthomonas phaseoli var. sojensis. Tra le virosi la più comune è la virosi del mosaico.
Le micosi più dannose sono: il Pythium spp., il Fusarium spp., la Peronospora manshurica, la Cercospora sojiana, la Septoria glycines, la Phythophthora e il Cephalosporium gregatum.
Tra i parassiti animali, possono causare forti danni: la cimice verde (Nezara viridala), un emittero pentatomide; il ragnetto rosso (Tetranychus urticae, un acaro); il nematode Heterodera glycines.